Il CI

Il CI

Ora chiederete voi cosa c’entra il CI o KI giapponese con l’equitazione.

In realtà una volta chiarito cosa vuol dire CI o KI, verranno immediatamente alla mente dei più illuminati una serie di collegamenti piuttosto lapalissiani . Chi conosce un po’ di yoga o qualche arte marziale orientale ne avrà già sentito parlare, magari sotto il nome sanscrito di Prana ( in latino era lo spiritus e in greco πνευμα ,pneuma, o addirittura la voce ebraica rû:ăh (molto più onomatopeica) che indicava la Vita, il respiro divino).  

Per i giapponesi, che condividono molti elementi culturali con i cinesi a causa di tante invasioni e guerre che si sono susseguite nei secoli, era l’espressione della forza interiore che pervadeva un guerriero e proprio loro lo chiamarono “l’urlo che uccide” perché il più delle volte trovarsi di fronte un samurai che faceva il CI era l’ultimo grido che gli avversari sentivano prima di morire.

Furono proprio questi ultimi, grandi cavalieri, a capire come l’atteggiamento esternato attraverso il CI fosse un formidabile mezzo di comunicazione; questo può infatti apparire persino intimidatorio nei confronti del cavallo, il quale NON è telepatico come asseriva Blake ma semplicemente ci vede bene e sa riconoscere senza mai sbagliare l‘atteggiamento di chi gli si avvicina (egli infatti non può sbagliare perché, in quanto preda, se sbaglia è morto). Quindi se il CI è l’esternazione di un atteggiamento forte, anche se non aggressivo, questo è indice di una forza interiore nonché la dimostrazione che l’atteggiamento è il giuso mezzo di comunicazione con in cavallo, molto più efficace ed immediato di una frustata o di una speronata.

Cav. Carlo Del Vecchio

Scuola Equestre Epona asd